Walter e il finto nuovo

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Walter e il finto nuovo

Messaggio Da Italic il Gio Apr 24, 2008 10:04 am

Vi propongo un interessante articolo sull'idea del governo ombra proposto da Veltroni. Ennesima dimostrazione di come non sappia esprimere nessun concetto nuoovo ma sia costretto a riciclare e riciclarsi trasformandosi a seconda dell'interlocutore.

Walter Veltroni, ancora scosso dallo tsunami azzurro del 13 e 14 aprile, fa fatica a riprendersi. Volendo innovare mantenendo la linea della sua inefficace campagna elettrorale, ha deciso di fare un salto nel passato. Salendo su una macchina del tempo virtuale, il segretario del Pd ha spostato indietro le lancette di 19 anni, riproponendo uno shadow cabinet (governo ombra) dal sapore antico. Fu Achille Occhetto a proporre, sul modello anglosassone, un esecutivo ombra dell'opposizione all'allora governo Andreotti. Ecco che Veltroni rispolvera «l'idea meravigliosa», traghettando il suo «nuovo» in vecchie ricette che altro non fanno trasparire se non una totale assenza di idee.

La decisione del segretario del Pd però ora si dovrà scontrare con l'establishment del partito. Accompagnato alla porta in fretta e furia Romano Prodi (ormai diventato caprio espiatorio della sconfitta elettorale), ora è Antonio di Pietro che punta i piedi, chiedendo adirittura il «suo ruolo» all'interno di questo fantomatico governo. I sorrisi, rispetto a questa richiesta, si sprecano, perché è curioso come in momenti di burrasca sia facile attaccarsi a qualsiasi cosa pur di ottenere visibilità. In questo il giustizialista Di Pietro è maestro, anche perché, con i pochi contenuti che il suo partito propone, altre possibilità non avrebbe. Ma, del resto, fra Idv e Pd c'è ormai «maretta». Proprio pochi giorni fa il capogruppo alla Camera uscente, Massimo Donadi, ha voluto sottolineare (cosa già fatta da Di Pietro prima del voto) che sul gruppo unico non è dato nulla per scontato, facendo andare su tutte le furie Piero Fassino, il quale ha richiamato prontamente l'Italia dei Valori al rispetto dei patti siglati al tempo dell'apparentamento. Insomma, la crisi della pseudo-coalizione democratica è all'apice. Per questo fa insospettire il fatto che l'idea del governo ombra arrivi proprio nel momento più burrascoso per quelli del loft, con Ds e Margherita ormai ai ferri corti. E' molto probabile che questa pensata sia stata concepita da Veltroni proprio per rimandare la resa dei conti fra i due gruppi dopo la disfatta elettorale. In questo governo ombra potrebbero trovare posto tutti i big del Pd e gli ormai ex ministri: Marini, D'Alema, Bersani, Fioroni, Bindi, Gentiloni, ecc...

Ma come si muoverà lo shadow cabinet democratico rispetto al governo Berlusconi è ancora difficile da capire. Quello che intanto si può fare è dare uno sguardo al vecchio disegno di Occhetto del 1989, anno in cui era in carica il governo Andreotti, formatosi dopo la crisi del governo di Ciriaco De Mita. L'incredibile è che tra i nomi scelti da Occhetto all'epoca figurano molti nomi di oggi del Pd, che potrebbero tornare a rivestire le stesse identiche cariche. Solo Giorgio Napolitano, all'epoca nominato ministro degli Esteri, può essere chiamato fuori dalla lista. Tra i ministri ombra figuravano, fra gli altri, Vincesco Visco ed Anna Finocchiaro, nomi che oggi potrebbero ricoprire le medesime cariche. Un deja-vu amaro rispetto all'incalzante proposta veltroniana della campagna elettorale dove, come leit motiv principale, capeggiava la «novità» del Partito Democratico. Non basta cambiare nome ad un partito, ripresentando leader politici vecchi di 30 anni, spacciandolo poi per nuovo. Questo il popolo lo ha capito fin troppo bene.

Veltroni, causa della sparizione della sinistra radicale dal parlamento, ora sta rischiando di fare peggio, non riuscendo ad uscire dalle vecchie logiche di partito. Il cammino di rinnovamento del riformismo italiano non può certo partire da questi uomini e da questi progetti. E forse gli elettori lo hanno compreso bene, dimostrando ancora una volta molta più lungimiranza dei loro rappresentanti.

Italic

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